
Siamo in un palazzone di Milano, bussano alla porta: è una distinta signora in tailleur e ventiquattrore.
Un uomo le apre, diffidente, è il ricco imprenditore Adriano Doria.
Comincia un dialogo che, porterà in tavola, a carte scoperte, tutte le informazioni necessarie a ricostruire le vicende di un crimine.
Con un fitto lavoro narrativo, ricostruiamo infatti, passo per passo, versione per versione, tutti i tasselli e i trascorsi che hanno portato alla morte della fotografa (e amante dell'incriminato imprenditore) Laura Vitale in una stanza d'albergo.
La ragazza è stata trovata morta, colpita alla testa, nella stanza (chiusa dall'interno) è stato ritrovato solo Adriano, colpito alla testa e semisvenuto sul pavimento.
Non sembrano esserci dubbi sulla colpevolezza di Adriano, ma Virginia Ferrara, ha il compito di preparare la sua difesa.
Ci troviamo immersi in un labirinto di menzogne e ipotesi che deviano la nostra percezione della giustizia, delle colpevolezza e dell'innocenza.
Comincia dunque un gioco in cui tutti gli spettatori sono coinvolti, in cui ci si sforza, rivelazione dopo rivelazione di scoprire il colpevole, di intuire il giusto punto di vista.